articolo di Liliana Scavoni Amoreluce

Il relativismo e la ricerca della verità

“William Perry, in uno studio sull’apprendimento, riscontrò che ognuno vede ciò che vuol vedere indipendentemente da ciò che è; confermò inoltre che la maggior parte di noi intraprende un percorso per consolidare ciò che già sa (o che pensa di sapere) e cercare argomenti per dimostrare agli altri che si stanno sbagliando.

William Perry poi mise in evidenza un ulteriore step: dopo che una persona ha accettato il suo limite legato al relativismo, potrebbe avere o un momento chiamato “buco nero” dove rischia di non riuscire a credere più a nulla, oppure si sblocca la sua capacità di riuscire ad accogliere un nuovo sapere rendendolo un proprio stile di vita, ma che rimane pur sempre ciò che si è scelto di credere. Di conseguenza (parlando sempre in generale) si spinge fino a dove si sente capace o desiderosa di conoscere, porgendo nuovi limiti alla possibilità di rendersi consapevole della realtà per ciò che è.

Per ampliare la nostra conoscenza e potenziare positivamente la nostra Essenza dovremmo forse esercitarci nella fluidità dell’Essere anteponendo la consapevolezza che ciò che stiamo per conoscere è un granello in più che acquisiamo verso la verità cosmica.

Basandomi su ciò che dimostra William Perry e sulle mie esperienze, posso ipotizzare che alla base c’è un forte bisogno di difendere l’idea di ciò che si è anche se questo inconsapevolmente ci limita.

(Ripenso un pò a quelle discussioni dove due persone non ascoltano realmente ciò che l’altro dice ma aspettano che smetta di parlare per affermare semplicemente il proprio pensiero. In questo gesto, energeticamente parlando, si “nasconde” anche l’esigenza di mantenere salda la propria “base” . Oltre a questo, ne ricordo altre ai corsi olistici che non erano lì per ampliare i propri orizzonti, ma per cercare una nuova realtà che le facesse sentire più “speciali” di altri. Un ulteriore esempio che spiega gli studi di Perry potrebbe essere il rifiuto che manifestano alcune persone verso il nuovo o semplicemente verso il diverso rispetto alle proprie attuali credenze.)

Personalmente penso che nessuno sia realmente “sbagliato”, ma che, in ogni momento della sua vita, stia dando il massimo di se stesso anche se in negativo.

Da esperienze personali ho notato che molte persone collegano il concetto “posso migliorare” all’effetto negativo “allora sono sbagliato” e questo potrebbe causare danni e/o limiti nel proprio Essere. Pensare invece che ciò che siamo in questo momento è il nostro massimo possibile e che abbiamo la capacità e la possibilità di evolverci potrebbe aiutarci a vivere meglio un nostro possibile cambiamento interiore. L’inconscia necessità di sentirci “giusti” potrebbe quindi limitare la nostra evoluzione interiore perchè da una parte potremmo tendere a rimanere ancorati al nostro attuale concetto di noi stessi difendendo ogni punto mentre dall’altra rischiamo di “cambiare liana” ogni volta che sentiamo odore di qualcosa di più “giusto” e/o di più “forte”..

In ogni cultura, in ogni studio, in ogni esperienza, in ogni pensiero, in ogni luogo..ci sono nuove visioni della realtà che possono ampliare la nostra “renderla più profonda”. Un approccio più fluido (e sereno) di fronte alla possibilità di una nuova conoscenza potrebbe migliorare la nostra prospettiva di ascolto e favorire così un’esperienza che migliorerà la nostra consapevolezza, ma probabilmente tutto questo avverrà se siamo disposti ad evolverci e quindi a trasformare “qualcosa” di noi stessi.

Al di là di tutto ciò il mio Cuore mi riporta a pensare al nostro percorso interiore: ognuno di noi ha il proprio e spesso non se ne conosce la meta; non è importante conoscerla perchè è più fondamentale seguire il proprio flusso che ci porterà sicuramente a casa nostra. Passo dopo passo, ostacolo dopo ostacolo, riscoperta dopo riscoperta (che probabilmente muterà al passo successivo perchè verrà arricchita) risveglieremo le nostre qualità innate, i nostri talenti (li abbiamo tutti), la nostra capacità di vivere migliorerà e mano a mano il paesaggio si farà sempre più limpido: uno scalatore sceglie la montagna lasciandosi ispirare da essa e il paesaggio che poi vedrà da lassù lo vivrà a modo suo.

Camminando dentro di noi, se la strada è quella “giusta”, riusciremo anche a percepire e comprendere sempre di più la famosa verità, la realtà così com’è. Forse ci vuole coraggio, ma penso ci voglia più coraggio nel cercare di spegnere la propria Fiamma, la propria Essenza..

Immaginiamo un albero secolare, è forse stato sempre così? O forse prima era un semino che poi ha germogliato e crescendo ha continuamente modificato se stesso senza mai perdersi di vista perchè consapevole, in qualche modo, che la propria Essenza è la sua vera forza?

Per riscoprire la verità, la realtà cosmica, anche “semplicemente” noi stessi, forse abbiamo bisogno di permetterci di fluire in noi, cambiando anche idea, permettendoci di viverci in modo diverso, lasciando maturare i nostri pensieri e la nostra Vita.”

“Tra gli uomini non esiste una sola visione della realtà, ma esistono infinite strade per avvicinarsi ad essa..” Liliana Amoreluce Scavoni